OMAGGIO AD ANTONIA LUCCHESE
artista bolognese

Mi chiamo Antonia Lucchese, sono nata a Padova e ho trascorso infanzia e adolescenza a Venezia. Laureata a Bologna, da allora vi risiedo e lavoro (insegno psicologia in un Istituto Professionale per tecnici del servizio sociale) e a Bologna ho frequentato la Scuola del Nudo dell'Accademia di Belle Arti, dove ho imparato anche la tecnica dell'acquerello, techica che prediligo.
Ho partecipato anche a corsi di acquerello a Venezia presso la Scuola Internazionale di Grafica.
Sono stata segnalata in varie estemporanee (III premio all'estemporanea di Castel San Pietro - giugno 2003) ed ho esposto in varie personali e collettive.

I personale 1999 a Bologna c/o circolo Cabaret Voltaire (curata e presentata dal critico Dario Trento)
II personale 2001 a Modena c/o la saletta culturale San Francesco
III personale 2002 a Bologna c/o la Biblioteca Lame di Via Marco Polo
IV personale 2003 a Bologna c/o la Galleria Sesto Senso
V personale 2004 a Bologna c/o la Libreria Modo Infoshop
VI personale 2005 a Modena c/o la Galleria Paradisino

I collettiva 2000 a Bologna c/o la Banca Nazionale del Lavoro in occasione della manifestazione Telethon
II collettiva 2003 a Bologna c/o l'Osteria Bentivoglio
III collettiva 2003 a Bologna c/o la sede della societa' sportiva Virtus
IV collettiva 2004 a Bologna c/o la Galleria De Marchi
V collettiva 2004 a Bologna c/o il Baraccano - Aula museale
VI collettiva 2004 a Milano c/o la Libreria Bocca - Galleria Vittorio Emanuele II

Lavoro su commissione 2001 a Venezia "Acquerello liberamente tratto dal Trionfo di Venezia di Paolo Veronese" (5m x 2,5m, composto da sei pannelli piu' cornici)

Progetto editoriale 2003 a Bologna "Guida della citta', testo e illustrazioni" (24 acquerelli dei monumenti)

Prossimo appuntamento: "BLU" mostra presso la libreria TRAME via Goito n. 3/2 - Bologna
inaugurazione Sabato 24 marzo 2007 ore 18,00 - aperta tutti i giorni fino al 20 aprile 2007
Presentazione del critico Dario Trento

La ricerca del tempo perduto
Antonia Lucchese e la ricerca di liberta'
Guardiamo gli acquerelli di Antonia Lucchese. Troviamo non solo esempi di poesia allo stato puro, che solo la musica puo' superare, ma anche tutto il resto: il giorno in cui ci sentivamo a disagio viene riflesso in un volto disegnato poi frettolosamente, con colori che pero' lo scarnificano con un violaceo violento; la nostra estate d'amore (ed il ritorno in macchina) e' uguale ad un suo acquerello di viaggio, un paesaggio fotografico con una piccola torre strana all'orizzonte, che ci ha fatto pensare a cosa mai essa sia; l'ultimo viaggio in treno in un altro paesaggio, piu' cupo, ma con i colori che coincidono con la nostra esperienza diretta.Gli acquerelli di Antonia Lucchese ci portano in un mondo di ricordi che e' nostro indistintamente, il loro patrimonio visivo ci appartiene e non possiamo fare a meno di ritrovare noi stessi in questo tipo di esperienza pittorica, che guardata a fondo appare esperienza pittorica, dunque a noi sconosciuta. Questo tipo di ricerca equivale alla ricerca di liberta' che non tutti hanno trovato, ma alcuni si'. Antonia non solo ha il coraggio di affrontare la sua ricerca di liberta' affondando il pennello sporco da un colore all'altro, incurante di teoremi accademici; ella ha anche trovato la liberta' di renderci partecipi di questa sua avventura.

Stefano Pasquini

"Paesaggio industriale"
Acquerello su carta cm.22,5x30
siglato in basso a destra e datato 2002

I fili tagliano il cielo
Di tutti i mezzi, gli acquerelli, si sa, sono quelli che richiedono un occhio e una sensibilita' particolari. L'acquerello della contemporaneita' non puo' essere composto e riconoscibile come un oggetto dell'Ottocento; la ricerca del tempo, del tempo presente, e' quasi un imperativo per ogni artista, sia che articoli la sua ricerca sull'attualita', sia che si riferisca a periodi a noi precedenti. La composizione materiale dell'acquerello stesso ha in se' elementi che ben si sposano col nostro presente. Antonia Lucchese sembra individuare questa particolarita' (la particolarita' del presente) con la lacerazione, il viaggio, la prospettiva rapida e rapace degli affetti e dei paesaggi visti in corsa, magari attraverso uno specchietto retrovisore. Non si tratta di uno sguardo-spia, o di un luogo emarginato o privilegiato o addirittura di emarginazione di lusso; ma di uno sguardo che forma in corsa e nella corsa (ovvero nel movimento) le sue immagini. Tuttavia questa corsa e questo movimento sembrano prediligere in una sorta di stop and go panorami paleo-industriali, capannoni, pontili, come a dire il mondo degli anni Cinquanta italiano visto nel tempo (nella sua propensione-dismissione) e in un tempo colto nella mobilita'. Certa arte ha saputo trovare momenti sublimi (si pensi solo alla ritrattistica) proprio nel fermare il tempo della storia in un'espressione assorta, interiorizzata, ricca di richiami e allusioni. Qui, in questi acquerelli Lucchese sceglie l'elemento dominante dei cieli e dei paesaggi. Verrebbe da pensare che l'artista, a lasciarla fare, dipingerebbe solo cieli bretoni, periferie parigine, orizzonti grigi che stupiscono e lasciano inspiegabilmente affascinati. La verita' e' che un artista, come a dire un essere umano con particolari esigenze emotive e comunicative, finisce sempre per sorpassare l'oggetto che dice di voler rappresentare, e proprio per una dialettica duplicita' nell'atto inventivo, stabilisce un rapporto col tempo (il suo presente) e con l'inesplicabilita' delle cose che, viste con un occhio interrogante e particolare, vengono indotte a denunciare i loro riflessi contrariati, arbitrati e del tutto improvvisi. Viene in mente ad esempio uno dei suoi acquerelli dove si distingue una strada con capannoni e dove domina il cielo. Il grigio azzurro di certi tralicci ci trasporta in una di quelle giornate inspiegabili da film d'autore e gli edifici industriali non sono una richiesta di nostalgia archeologica, ma sono gli oggetti che definiscono meglio uno stato d'animo, i poeti avrebbero parlato di "correlato oggettivo". Il blu di Prussia, inevitabilmente depotenziato nell'acquerello, serve proprio da "coro" per il paesaggio, industriale e non, diciamo che e' la voce con cui questo stato d'animo si esprime dal momento che "i fili tagliano il cielo"; e' il punto di vista di chi viaggia , "striscia" la realta' e la rilancia in una lacerazione possibile, dal momento che l'artista sa che per rappresentare le cose della terra occorre decontestualizarle, strapparle e nello stesso tempo lasciarle stare. Appunto, "nello stesso tempo". Forse nello stesso luogo. Se prima si e' parlato di paesaggio italiano e' stato solo per dare una sommaria indicazione. In verita' Antonia Lucchese ci invita a visitare non luoghi, a prendere atto del presente di un passato che deve averla una volta affascinata e che oggi ci restituisce attraverso nuclei di inesplicabile vissuto.

Gregorio Scalise

"Venezia" cm.26x36
siglato in basso a destra e datato 1998
"Via Carbonesi"
cm.26x35 siglato in basso a destra e datato 1999