La ricerca
del tempo perduto
Antonia Lucchese e la ricerca di liberta'
Guardiamo
gli acquerelli di Antonia Lucchese. Troviamo non solo esempi di poesia
allo stato puro, che solo la musica puo' superare, ma anche tutto il resto:
il giorno in cui ci sentivamo a disagio viene riflesso in un volto disegnato
poi frettolosamente, con colori che pero' lo scarnificano con un violaceo
violento; la nostra estate d'amore (ed il ritorno in macchina) e' uguale
ad un suo acquerello di viaggio, un paesaggio fotografico con una piccola
torre strana all'orizzonte, che ci ha fatto pensare a cosa mai essa sia;
l'ultimo viaggio in treno in un altro paesaggio, piu' cupo, ma con i colori
che coincidono con la nostra esperienza diretta.Gli acquerelli di Antonia
Lucchese ci portano in un mondo di ricordi che e' nostro indistintamente,
il loro patrimonio visivo ci appartiene e non possiamo fare a meno di
ritrovare noi stessi in questo tipo di esperienza pittorica, che guardata
a fondo appare esperienza pittorica, dunque a noi sconosciuta. Questo
tipo di ricerca equivale alla ricerca di liberta' che non tutti hanno
trovato, ma alcuni si'. Antonia non solo ha il coraggio di affrontare
la sua ricerca di liberta' affondando il pennello sporco da un colore
all'altro, incurante di teoremi accademici; ella ha anche trovato la liberta'
di renderci partecipi di questa sua avventura.
Stefano Pasquini
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I fili tagliano il cielo
Di tutti
i mezzi, gli acquerelli, si sa, sono quelli che richiedono un occhio
e una sensibilita' particolari. L'acquerello della contemporaneita'
non puo' essere composto e riconoscibile come un oggetto dell'Ottocento;
la ricerca del tempo, del tempo presente, e' quasi un imperativo per
ogni artista, sia che articoli la sua ricerca sull'attualita', sia che
si riferisca a periodi a noi precedenti. La composizione materiale dell'acquerello
stesso ha in se' elementi che ben si sposano col nostro presente. Antonia
Lucchese sembra individuare questa particolarita' (la particolarita'
del presente) con la lacerazione, il viaggio, la prospettiva rapida
e rapace degli affetti e dei paesaggi visti in corsa, magari attraverso
uno specchietto retrovisore. Non si tratta di uno sguardo-spia, o di
un luogo emarginato o privilegiato o addirittura di emarginazione di
lusso; ma di uno sguardo che forma in corsa e nella corsa (ovvero nel
movimento) le sue immagini. Tuttavia questa corsa e questo movimento
sembrano prediligere in una sorta di stop and go panorami paleo-industriali,
capannoni, pontili, come a dire il mondo degli anni Cinquanta italiano
visto nel tempo (nella sua propensione-dismissione) e in un tempo colto
nella mobilita'. Certa arte ha saputo trovare momenti sublimi (si pensi
solo alla ritrattistica) proprio nel fermare il tempo della storia in
un'espressione assorta, interiorizzata, ricca di richiami e allusioni.
Qui, in questi acquerelli Lucchese sceglie l'elemento dominante dei
cieli e dei paesaggi. Verrebbe da pensare che l'artista, a lasciarla
fare, dipingerebbe solo cieli bretoni, periferie parigine, orizzonti
grigi che stupiscono e lasciano inspiegabilmente affascinati. La verita'
e' che un artista, come a dire un essere umano con particolari esigenze
emotive e comunicative, finisce sempre per sorpassare l'oggetto che
dice di voler rappresentare, e proprio per una dialettica duplicita'
nell'atto inventivo, stabilisce un rapporto col tempo (il suo presente)
e con l'inesplicabilita' delle cose che, viste con un occhio interrogante
e particolare, vengono indotte a denunciare i loro riflessi contrariati,
arbitrati e del tutto improvvisi. Viene in mente ad esempio uno dei
suoi acquerelli dove si distingue una strada con capannoni e dove domina
il cielo. Il grigio azzurro di certi tralicci ci trasporta in una di
quelle giornate inspiegabili da film d'autore e gli edifici industriali
non sono una richiesta di nostalgia archeologica, ma sono gli oggetti
che definiscono meglio uno stato d'animo, i poeti avrebbero parlato
di "correlato oggettivo". Il blu di Prussia, inevitabilmente
depotenziato nell'acquerello, serve proprio da "coro" per
il paesaggio, industriale e non, diciamo che e' la voce con cui questo
stato d'animo si esprime dal momento che "i fili tagliano il cielo";
e' il punto di vista di chi viaggia , "striscia" la realta'
e la rilancia in una lacerazione possibile, dal momento che l'artista
sa che per rappresentare le cose della terra occorre decontestualizarle,
strapparle e nello stesso tempo lasciarle stare. Appunto, "nello
stesso tempo". Forse nello stesso luogo. Se prima si e' parlato
di paesaggio italiano e' stato solo per dare una sommaria indicazione.
In verita' Antonia Lucchese ci invita a visitare non luoghi, a prendere
atto del presente di un passato che deve averla una volta affascinata
e che oggi ci restituisce attraverso nuclei di inesplicabile vissuto.
Gregorio Scalise
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