ANNARITA VITALI
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DOLCI REMINISCENZE
Guardando i bijoux di Annarita Vitali ci si rende conto che quando un oggetto viene concepito, sviluppato e fatto dalla stessa persona, in alcuni casi fortunati diventa espressione del ricordo - e quindi del mondo interiore - di chi lo ha prodotto. QUesti ornamenti sono lo specchio di immagini in positivo di un mondo sognato, idealizzato e in parte vissuto dalla loro creatrice, in cui convergono i suoi valori, la conoscenza, l'amore per il bello, l'innocenza mista a ingenuità della sua infanzia felice, contrapposto alla realtà di oggi, vista e considerata negativa, volgare, dimentica della qualità della vita e incapace di realizzare la felicità di chi vi abita.
Nei complementi per la moda di Annarita Vitali niente è affidato al caso: i materiali impiegati sono d'epoca, perchè devono evocare stili e mode del passato nei quali la creatrice si identifica e di cui inconsciamente vorrebbe riappropriarsi, i colori rimandano a immagini viste e introitate nel tempo all'interno del suo sistema psichico, le forme riemergono da un passato vissuto o sognato, al quale Annarita assegna una valenza positiva, i motivi ricorrenti come la viola, la conchiglia, la rana, sono simboli emblematici della sua sensibilità, in contrapposizione con quelli che lei considera i non valori del vivere di oggi.
La scelta di sviluppare motivi naturalistici è legata al calore primario di Annarita Vitali, la natura, che lei riesce a rappresentare nei suoi bijoux come rigogliosa e incontaminata, frutto di un ambiente che solo nel sogno l'uomo ha rispettato.
I componenti in metallo e vetro utilizzati da Annarita Vitali provengono da un'importante azienda bolognese che ha operato nel campo dell'ornamento per più di cinquant'anni - dal primo novecento al 1960. Essi rimandano, nella loro tipologia e colori, agli stili più in voga del XX secolo. Bianchi strass boemi, sfaccettati e lucenti come i brillanti, evocano i gioielli delicati, sinuosi e leggeri che hanno contraddistinto gli anni felici del primo Novecento, e allo stesso tempo i gioielli sfavillanti del Cinquanta, quando la ricostruzione postbellica e il desiderio di pace determinarono una sfrenata voglia di lusso in un largo strato sociale, che voleva dimenticare le brutture della guerra e riappropriarsi della libertà riconquistata.
Vetri con foglie d'oro e d'argento e pietre a lume, irregolari e rotondeggianti, sono testimonianze dei tempi migliori dell'artigianato veneziano del vetro, quando i fabbricanti esercitavano un'attività che i francesi, i più grandi fautori nel mondo della moda e dell'eleganza, giustamente definiscono "metier d'art". I mezzi cristalli sfaccettati, nelle loro infinite nuances di colori, dal rosso al biancotrasparente, fanno pensare ai colliers de chien che rendevano regali gli abiti di Christian Dior alla fine degli anni Quaranta. Le resine vetrose sabbiate, generalmente prodotte in Germania negli anni Cinquanta, riecheggiano le immagini dei bijoux americani in bachelite degli anni Trenta, dalle spille con ciliegie e banane alle collane con pennini, matite, gomme piuttosto che i charms auguranti la buona sorte o che riproducono visi di uomini di razze diverse, dai cinesi agli africani....
I bijoux con conchiglie, pesci e delfini, colorati nei toni pastello, ambiscono a rievocare un mare pescoso, pulito con acque chiare, limpide e azzurre come il cielo di un giorno sereno. E il ripetersi nelle spille, bracciali, collane del motivo della viola, resa in tante tonalità di colore, evidenzia la scelta di un'immagine delicata, fragile, caducamente bella come simbolo di umiltà da contrapporre ai logo aggressivi di oggi, emblema di un mondo assurdo perchè privo di amore e di bontà, di bellezza e logica, di buonsenso e di compassione.
Anche la fabbricazione dei bijoux è indicativa di un suo credo preciso: per Annarita persino gli oggetti effimeri come il bijou devono tendere a creare armonia e bellezza, essere frutto di un lavoro manuale di pazienza e di amore, manifestati nello stendere gli smalti in colori di volta in volta diversi, nel realizzare bouquet unici, nel cambiare sempre gli abbinamenti dei materiali, nel cercare di sorprendere per la collocazione atipica di motivi visti e stravisti nel tempo, che tuttavia nei suoi bijoux assumono valenze diverse e nuove.
Tuttavia, una lettura solo sociologica di questi ornamenti non rende loro giustizia: allo stesso tempo, oltre che espressione di valori morali e intellettuali, sono anche strumenti di seduzione per chi li indossa, motivo di divertimento per chi li guarda, manifestazioni di fantasia per chi li crea, esempi di grazia e di armonia per chi li valuta.
Dunque, ciascuno dei bijoux di Annarita Vitali è un microcosmo che racconta a chi sa guardare una breve storia riferita alla nostra epoca, colta nelle sue innumerevoli ed evidenti contraddizioni.
Deanna Farnetti Cera
Milano, 1.11.2005